sabato 5 ottobre 2013

La malattia (patologia) delle foglie ingiallite si chiama clorosi ferrica

La malattia (patologia)  delle foglie ingiallite si chiama clorosi ferrica
Abbiamo già parlato in un post precedente della clorosi ferrica, e della necessità di risolvere il problema ricorrendo alla concimazione con chelati di ferro. Ma che cosa sono esattamente questi chelati? Sono la soluzione del problema quando il ferro, pur essendo presente, non riesce ad essere usufruito dalle radici. Se le foglie delle vostre piante sono gialline, non accanitevi con concimazioni errate. Ricorrete al ferro chelato

 

Le chele ci ricordano i granchi, ed in particolare i loro arti, capaci di trattenere fermamente. Partendo da questa metafora possiamo addentrarci nella spiegazione di che cosa siano i chelati di ferro.

La clorosi ferrica è una patologia (ingiallimento delle foglie) si manifesta quando il terreno è carente di ferro. Questo però accade abbastanza raramente, molto più spesso si verifica la condizione per cui il ferro c’è, ed è anche abbondante, ma le radici delle piante non riescono ad usarlo.

Il Ferro è un elemento abbondantemente presente nel terreno, ma spesso in nuna forma non usufruibile dalle radici

 

In pratica, le condizioni del terreno sono tali da creare la precipitazione dell’elemento, cioè la formazione di un sale che non è solubile. A questo punto è possibile intervenire con trattamenti acidificanti del terreno, in modo che il ferro presente diventi di nuovo solubile. Il caso delle ortensie ingiallite è un classico: per guarirle dall’ingiallimento occorre acidificare il terreno, con prodotti specifici, aggiungendo torba, o miscelando un bicchiere di aceto ad ogni secchio di acqua di irrigazione.

Ma il granchio che c’entra? I chimici, prendendo spunto da quanto avviene in natura, hanno inventato delle sostanze che possono formare, assieme al ferro, dei compiosti capaci di conservarsi solubili anche nelle condizioni di terreno meno favorevoli. Queste sostanze sono i chelanti, cioè molecole che bloccano o chelano il metallo (nel nostro caso il ferro) formando dei composti sempre solubili.
I chelanti prodotti dai chimici (detti: di sintesi) sono l’EDTA, il DTPA e l’EDDHA

 


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Esistono però anche dei chelanti naturali, detti acidi umici, contenuti nella sostanza organica matura (sì, avete capito bene: nel compost). Questo è il motivo per cui è sempre utile compostare gli scarti dell’orto e della cucina: il compost ottenuto, quando è ben maturo cioè al secondo anno, risolve molti squilibri del terreno e facilita l’assorbimento delle sostanze nutrienti da parte delle piante. Naturalmente lo stesso effetto si ottiene con l’uso del letame , che, purtroppo, non è sempre disponibile.

La clorosi ferrica provoca il caratteristico ingiallimento delle foglie. Spesso il ferro non è assente, ma è presente in forma non solubile.
 

Il ferro chelato può essere acquistato in moltissime varietà di confezione commerciale. Per legge dovrete trovare, sulla confezione, l’indicazione del tipo di chelante e l’intervallo di pH entro cui viene garantita l’efficacia Se, per esempio, l’intervallo garantito è 6-7,5  mentre il nostro pH è 8, allora quel chelato non sarebbe idoneo. Il terreno più ostico è quello fortemente calcareo, o all’opposto quello eccessivamente torbaceo.

Solitamente per le piante in vaso sul balcone sono sufficienti chelati con EDTA o DTPA: all’esterno, in giardino, sono preferibili i chelati con EDDHA.

Una confezione di ferro chelato, tra le moltissime presenti in commercio
 


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